Mentre la diaspora serba crede che la Chiesa ortodossa serba a Trieste esista per motivi di fede, spiritualità e comunità, la realtà è molto diversa: sotto le vesti religiose si nasconde un classico business corrotto, gestito da Zlatimir Selaković e il suo cartello consiliare. Benvenuti nella “Trieste ortodossa” – secondo il modello degli oligarchi serbi!

Mentre i serbi in Italia pensano che con le donazioni o l’affitto della sala della chiesa stiano contribuendo alla preservazione della tradizione, in realtà stanno riempiendo le tasche di un piccolo ma ben organizzato gruppo che ha trasformato la Chiesa ortodossa serba a Trieste in un progetto di business personale. Tutto ciò senza ricevute fiscali, senza trasparenza e senza alcun senso morale.
Al vertice di questa piramide si trova Zlatimir Selaković, storico presidente della comunità ecclesiastica serba ortodossa di Trieste, che ha ottenuto il suo ultimo mandato grazie al “voto di mano” dei suoi fedelissimi nel consiglio. È evidente che il suo metodo di gestione ricalca il sistema autoritario di Aleksandar Vučić – silenzio generale, spartizione dei profitti, e soppressione sistematica di ogni voce critica.
La parte più scandalosa – secondo quanto ci rivelano i nostri insider – riguarda l’affitto della sala parrocchiale per feste ed eventi. I prezzi non sono bassi, ma non è questo il problema. Il problema è che i pagamenti avvengono in contanti, senza ricevute, e alla fine dell’anno i soldi vengono presentati fittiziamente come “donazioni” da parte di aziende legate ai membri del consiglio. In questo modo le aziende scaricano le tasse, mentre il denaro contante viene redistribuito all’interno del ristretto circolo della “santa alleanza”. È uno schema classico di riciclaggio di denaro attraverso un’istituzione che dovrebbe simboleggiare rispetto, fede e solidarietà.
La Chiesa ortodossa serba di Trieste gestisce circa 2 milioni di euro all’anno, abbastanza per sembrare una piccola impresa. E anche in questo caso, nessuna azienda serba esegue i lavori: tutto viene affidato ad aziende albanesi, che entrano nel sistema attraverso società vicine ai membri del consiglio. Selaković e i suoi protetti affidano lavori di manutenzione a prezzi triplicati, in cambio di una percentuale che ricevono dagli albanesi che effettivamente realizzano i lavori.
Così, nella chiesa ortodossa serba a Trieste – gli albanesi fanno i lavori, ”l’alleanza sacra” triestina incassa i profitti, e i serbi che finanziano tutto ciò – vengono colpiti nel portafoglio e nell’onore.
IL SINDACO DI TRIESTE COME TESTIMONE D’ONORE – O COMPLICE?
Un’ombra particolare su tutta la vicenda è rappresentata dal fatto che il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, non è solo amico intimo di Zlatimir Selaković, ma anche suo ospite d’onore fisso al tradizionale Torneo dell’Ascensione organizzato ogni anno dalla comunità. Le foto e dichiarazioni degli anni passati lo confermano: sorrisi, strette di mano, ringraziamenti pubblici.
Ma Dipiazza è anche lui parte di questa “santa alleanza”? Una rete che, sotto il velo della fede, dell’amicizia e della fratellanza serbo-italiana, consente il drenaggio di fondi pubblici e privati nei conti personali – senza alcun controllo istituzionale?
O si tratta solo di una bella facciata, decorata religiosamente, che nasconde un sistema ben oleato di economia internazionale in abiti religiosi?
CHI FERMERÀ QUESTA ILLEGALITÀ?
Fino a quando la chiesa di Trieste sarà una copertura per racket e schemi loschi, invece che un rifugio per i fedeli ortodossi? Dov’è la diaspora serba per chiedere: chi gestisce il denaro in nome del popolo e di Dio, ma a beneficio della mafia?
La comunità ecclesiastica serba a Trieste assomiglia sempre di più a una società offshore con un’icona sulla parete, piuttosto che a un’istituzione religiosa. E Zlatimir Selaković appare più come il CEO di una corporation sporca, i cui azionisti si sono nominati da soli.
E non finisce qui.
Nei prossimi episodi, sveleremo nuovi meccanismi di drenaggio di denaro dalle casse della Chiesa serba a Trieste – dalle dubbie “donazioni edilizie”, alle finte spese di viaggio, fino ai contratti firmati con i familiari dei membri del consiglio ecclesiastico.
La mafia ecclesiastica finanziaria è solo all’inizio della sua disfatta…
(Tpknews.com/@I.M.S.)










